Goffredo Gaeta
(Faenza 16.9.1937 – Brisighella 24.2.2022)
Una vita tra ceramica e vetro
Goffredo Gaeta
(Faenza 16.9.1937
Brisighella 24.2.2022)
Una vita tra ceramica e vetro
Ceramista e scultore di fama, Goffredo Gaeta è stato attivo con un proprio studio dagli anni Cinquanta del secolo scorso fino a poche settimane prima della sua scomparsa.
Nato a Faenza, trascorre parte dell’infanzia a Kos, un’isola dell’Egeo, dove nel tempo libero frequenta la bottega di un vasaio. Tornato in patria e compiuti gli studi (Scuola di Ceramica e di Disegno a Faenza, Scuola d’Arte a Firenze, Accademia di Belle Arti a Bologna), si dedica alla pittura e alla ceramica, spaziando dalle creazioni decorative a opere di maggior impegno, spesso prediligendo i soggetti sacri destinati a luoghi di culto in Italia e all’estero.
Nel corso dei decenni, i prestigiosi premi e i numerosi riconoscimenti accompagnano una vasta e variegata produzione, che oltre alla ceramica comprende vetrate artistiche istoriate, vetro soffiato, lavorazione dei metalli preziosi, nonché l’utilizzo del bronzo, del marmo, dell’acciaio e di molti altri materiali per la realizzazione di opere anche monumentali.
Dalle esuberanti creazioni primitiviste degli esordi negli anni Cinquanta, Goffredo Gaeta è andato continuamente rinnovandosi, sia nell’elaborazione di un linguaggio di volta in volta originale, che nel sapiente utilizzo della materia, sapendone ottimizzare le potenzialità tattili, cromatiche e luministiche.
Risale agli anni Sessanta un ciclo di maioliche in “Bianco e blu” improntato ad un rigoroso minimalismo che coniugava modernità e tradizione. Mentre il decennio successivo si è connotato per composizioni “spaziali” e “cosmiche”: sculture geometrizzanti d’ascendenza tecnologica, accanto a raffinate pitture “luminose”, fra suggestione onirica e fantasia visionaria.
Un pieno possesso del mestiere che negli anni Ottanta e Novanta è culminato con il preponderante interesse per i temi legati al quotidiano: Nature morte, Paesaggi, Ricordi, e sempre più frequentemente motivi d’ispirazione marina. Ma anche soggetti sacri per la devozione domestica e i luoghi di culto. Gli uni e gli altri realizzati con saporose stesure pittoriche o tramite originali modulazioni plastiche.
È comunque il Mare Nostrum a prendere il sopravvento al volgere del nuovo millennio, con grandi sculture e pannelli compositi: le Onde, le Spiagge, le Barche al tramonto.
Si tratta ormai di uno stile unico e inconfondibile, fluente ed immediato, che in tempi più recenti ha trovato un nuovo slancio nelle narrazioni religiose, come l’enorme pannello “I Martiri del Novecento nell’Apocalisse di San Giovanni” nel duomo di Ascoli Piceno (2005), la grande parete absidale raffigurante “Santa Maria Mater Ecclesiae” nell’omonima chiesa di Rimini (2017) e gli interi apparati sacri e liturgici nella nuova chiesa dei Santi Pietro e Girolamo di Bologna Rastignano (2022).



